Silvia [una vita da ricostruire]

Il mio weblog
solita vita

ci son certe sere, esattamente come questa, dove lo sentirsi soli diventa un dolore fisico. parte dal centro dello stomaco, come un lieve e fastidioso crampo, per poi risalire fino alla gola, come un brivido spiacevole, strozza le parole e pulsa tra le tempie. star da soli, la domenica notte, fa schifo.
ora non so esattamente cosa mi stia succedendo in questo periodo, vedo mia madre che mi guarda e sulle labbra le leggo quella domanda che poi non riesce mai a fare.
[sei felice?]
in casa non si fanno certi discorsi, mai, meglio non sapere, mai, meglio non aprire porte che poi risulterebbe difficile chiudere. meglio non sapere.
[non ti pesa l’ipocrisia?]
mi manca mia sorella, tantissimo, che son ormai più di due settimane che non la vedo, che c’è da pensare al regalo perchè domenica fa tredici anni, che leggo e rileggo le letterine che lascia sparse nella mia camera quando non ci sono, che so di esser poco presente però mi racconto che è estate ed ha altri pensieri di una vecchia sorella venticinquenne.
[è domenica…]
oggi su un treno anonimo, a luci spente, ho parlato per ore con giuly. come ormai non capitava da tempo, da anni, perchè i sabati sera non sono mai fatti per parlare come si parla in un treno anonimo, a luci spente. siamo cambiate, dio se siamo cambiate, ognuna nella sua direzione, ognuna nella sua vita, ognuna nelle sue storie.
[ed io? ed io? ed io? ed io? ed io? ed io?]
e poi ci son quei discorsi che non voglio mai fare, perchè spaventano, perchè si sanno già le risposte e allora si vive avanti, si vive lo stesso anche senza fermarsi a pensare che le cose poi non andranno proprio come si pensa possano andare e allora cosa, bho, e allora non lo so, so solo che all’una passata, in una domenica notte dove star soli fa tanto male da star bene, metto ligabue nelle cuffie e fumo senza poi pensare a tutti i discorsi già fatti, ascolto parole già scritte, scritte per far soldi, non dico di no, ma che in queste domeniche notte ti fan quasi pensare siano scritte per te

Anch’io credo. Credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards. Credo al doppio suono nel campanello del padrone di casa che vuole l’affitto ogni primo del mese. Credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere una madre e un padre che siano decenti con lui almeno finchè non si sta in piedi. Credo che un’Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa. Credo che non sia tutto qua; però, prima di credere in qualcos’altro, bisogna fare i conti con quello che c’è qua: e allora mi sa che crederò primo o poi in qualche dio. Credo che se prima o poi avrò una famiglia sarà dura tirare avanti con trecentomila al mese, però credo anche che se non leccherò il culo come fa il mio caporeparto difficilmente cambieranno le cose. Credo che c’è un buco grosso dentro, ma anche che il rock and roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici, bè, ogni tanto questo buco me lo riempiono. Credo che la voglia di scappare da un paese di ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddy Merckx… Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perchè comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri. Credo che per credere, certi momenti, ti serve molta energia. Ecco, allora vedete di ricaricare le vostre scorte con questo…

scritto da Silvia il Lunedì, Luglio 28th, 2003


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